La nuova Direttiva EPBD IV (EPBD – Energy Performance of Building Directive), in Italia nota come la “Direttiva Case Green”, è una norma dell’Unione europea ed è stata pubblicata l’8 maggio 2024 in Gazzetta Ufficiale. Il 28 maggio 2024 è ufficialmente entrata in vigore e i singoli stati membri hanno due anni per recepirne i contenuti, anche se alcune misure devono essere adottate in tempi più brevi. Si tratta della sua quarta revisione, da qui il numero IV nel nome, e fa parte del Green Deal europeo e della strategia Renovation Wave, che si propongono di ridurre le emissioni di gas serra e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Come viene riportato in molti rapporti dell’EEA (European Environment Agency) gli edifici, in Europa, sono responsabili di circa il 40% del consumo totale di energia e contribuiscono a circa il 36% delle emissioni di gas serra. Una domanda energetica così importante è dovuta principalmente dall’età e dall’inefficienza di una gran parte del patrimonio edilizio. Infatti, circa il 75% degli edifici è inefficiente dal punto di vista energetico e oltre il 35% ha più di 50 anni. È evidente, quindi, che occorre intraprendere un percorso volto a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici e questo l’Unione Europea sembra ormai averlo capito.
Se anche tu sei interessato al futuro del settore immobiliare sul fronte dell’efficienza energetica, stai leggendo l’articolo che fa per te. Se stai programmando di fare qualche intervento di miglioramento energetico a casa tua, ma vuoi capire quali sono le direttive dell’UE in materia, questo articolo può chiarirti molte cose.

Io sono Alice Cerrano e dal 2017 aiuto privati e piccole medie imprese a migliorare l’efficienza energetica degli edifici e a garantire la sicurezza nei cantieri. Mi occupo di pratiche edilizie, direzione lavori, accesso ai bonus fiscali e gestione della sicurezza, con un forte impegno verso la sostenibilità ambientale ed economica.
Tabella dei contenuti
Direttiva Case Green: gli obiettivi
La direttiva EPBD IV si pone l’obiettivo di rendere il parco edilizio europeo più sostenibile, contribuendo in maniera significativa ai propositi di decarbonizzazione dell’UE entro il 2050. Il primo passo sarà quello di ridurre in maniera significativa il consumo energetico e le emissioni di gas inquinanti degli edifici entro il 2035, per poi passare all’obiettivo più impegnativo entro il 2050. Nello specifico, però, quali sono i punti trattati dalla direttiva e quali saranno le conseguenze per i cittadini?
Andiamolo a scoprire.
I punti principali toccati dalla direttiva sono i seguenti:
- Rendere gli edifici più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico
Per poter soddisfare la riduzione del consumo energetico e delle emissioni di CO₂ la direttiva interviene sugli standard minimi di prestazione energetica e prevede un una nuova metodologia per il calcolo della loro prestazione energetica.
- Promuovere le ristrutturazioni energetiche degli edifici esistenti
Puntando sulla politica degli incentivi fiscali e sugli obblighi imposti sugli edifici esistenti, si pone l’obiettivo di incoraggiare l’adozione di ristrutturazioni energetiche su larga scala. Ogni stato membro dovrà prevedere un piano nazionale di ristrutturazione (entro il 31 dicembre 2025), decidendo in maniera autonoma su quali edifici concentrarsi maggiormente.
- Stabilire standard per nuovi edifici a “zero emissioni”
Dal 2030, gli edifici di nuova costruzione di proprietà privata dovranno essere a zero emissioni mentre già dal 2028 quelli di nuova costruzione e di proprietà pubblica.
- Migliorare il comfort abitativo e la salute degli abitanti
Favorire la qualità dell’aria interna, il comfort termico e un ambiente sicuro, riducendo allo stesso tempo le bollette energetiche per i cittadini.
- Implementare tecnologie digitali e intelligenti
Adozione di tecnologie digitali, come i sistemi di gestione energetica, per monitorare e ottimizzare i consumi negli edifici.
La direttiva europea non introduce degli obblighi per i singoli proprietari e non impone ai singoli governi di adottare delle specifiche misure. Saranno infatti, i singoli governi a definire la propria strategia per raggiungere gli obiettivi riportati nella direttiva.
Nuove costruzioni: edifici a zero emissioni
Una delle scadenze più vicine è quella che interessa gli edifici di nuova costruzione. Infatti, gli edifici pubblici e di nuova costruzione dal 2028 dovranno essere degli edifici a zero emissioni, mentre quelli privati dovranno soddisfare questo requisito dal 2030. Ma cosa sono nello specifico?
Gli edifici a zero emissioni (ZEB – Zero Emission Buildings) sono edifici che non generano emissioni di gas serra durante il loro ciclo di vita operativo. Questo obiettivo lo si può raggiungere riducendo al minimo il consumo energetico del sistema edificio puntando sulla sua efficienza energetica e compensando eventuali emissioni residue con l’utilizzo di fonti rinnovabili.
Nel lontano 2010 l’Unione Europea aveva introdotto il concetto di edifici a energia quasi zero (NZEB – Nearly Zero Energy Buildings), che a differenza degli edifici a zero emissioni prevedono un consumo di energia molto basso, quasi tutto coperto dall’utilizzo di fonti rinnovabili, ma con valori comunque superiori. Visto l’obiettivo di raggiungere la decarbonizzazione totale del settore immobiliare entro il 2050, l’Unione Europea ha quindi visto la necessità di incentivare lo sviluppo di edifici sempre più performanti da un punto di vista energetico.
Edifici residenziali
Gli stati membri dell’Unione Europea devono impegnarsi ad adottare un piano nazionale di riqualificazione degli edifici, applicando delle misure che portino alla riduzione dell’energia primaria media utilizzata dagli edifici residenziali.
Nello specifico, entro il 29 maggio 2026, ogni Stato membro dovrà:
- Stabilire un piano di intervento progressivo e a livello nazionale sul parco immobiliare residenziale;
- Individuare il numero di edifici e unità immobiliari residenziali o la superficie coperta da ristrutturare ogni anno;
Inoltre, entro il 2030 gli stati membri devono agire affinché il consumo medio annuo di energia primaria diminuisca di almeno il 16% e del 20-22% entro il 2035. Il 55% della riduzione dei consumi energetici dovrà essere conseguito attraverso la ristrutturazione degli edifici con le prestazioni peggiori, che secondo i dati sono circa il 43% degli edifici residenziali europei.
Faccio un esempio pratico. Ipotizzando che in Italia il consumo medio di energia primaria di tutti gli edifici residenziali è pari a 100 kilowattora per metro quadrato all’anno, entro il 2030 questo valore dovrà scendere a 84 kilowattora per metro quadrato all’anno ed entro il 2035 dovrà ridursi ulteriormente raggiungendo gli 80/78 kilowattora per metro quadrato all’anno. Per raggiungere questi valori, sarà necessario che gli interventi interessino almeno il 55% degli edifici con le prestazioni peggiori.
Edifici non residenziali
Gli stati membri devono impegnarsi a stabilire delle norme minime di prestazione energetica degli edifici non residenziali, facendo riferimento alla situazione per parco immobiliare non residenziale esistente alla data del 1° gennaio 2020 e potranno avere valori diversi a seconda della categoria immobiliare.
In questo modo dal 1° gennaio 2030 il consumo energetico del 16% degli edifici non residenziali dovrà avere delle prestazioni migliori rispetto alla percentuale degli edifici con le prestazioni peggiori. Entro il 1° gennaio 2033, invece, la percentuale salirà al 26% degli edifici non residenziali. Di conseguenza, questi edifici dovranno subire delle ristrutturazioni rispettando le norme minime di prestazione energetica che nel mentre verranno introdotte da ogni stato membro.
Stop alle caldaie a combustibili fossili e sì agli edifici solar-ready
Uno degli obiettivi della direttiva è quello di incentivare sistemi di riscaldamento e raffrescamento sostenibili, arrivando all’eliminazione completa delle caldaie a combustibili fossili entro il 2040. Gli Stati membri, infatti, dovranno prevedere delle nuove norme che accompagnino il settore attraverso questo periodo di transizione.
A partire dal 1° gennaio 2025 l’acquisto e l’installazione di caldaie a combustibili fossili non potranno più accedere alle detrazioni fiscali. Gli impianti ibridi o le pompe di calore, invece, potranno continuare ad usufruire delle agevolazioni fiscali.
Per poter raggiungere il traguardo di decarbonizzazione dell’Europa entro il 2050, tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno essere solar-ready, ovvero idonei per ospitare impianti solari in copertura.
La direttiva impone delle scadenze graduali a seconda della tipologia di edificio e delle sue dimensioni:
- entro il 31 dicembre 2026 su tutti gli edifici pubblici e non residenziali di nuova costruzione con una superficie utile superiore a 250 m²;
- entro il 31 dicembre 2027 su tutti gli edifici pubblici esistenti con una superficie utile superiore a 2000 m²;
- entro il 31 dicembre 2027 su tutti gli edifici non residenziali esistenti con una superficie utile superiore a 500 m² in cui l’edificio subisce una ristrutturazione importante;
- entro il 31 dicembre 2028 su tutti gli edifici pubblici esistenti con una superficie utile superiore a 750 m²;
- entro il 31 dicembre 2029, su tutti i nuovi edifici residenziali e su tutti i nuovi parcheggi coperti adiacenti fisicamente agli edifici;
- entro il 31 dicembre 2030 su tutti gli edifici pubblici esistenti con una superficie utile superiore a 250 m²;
Lo Smart Readiness Indicator (SRI) per gli edifici
La direttiva introduce un nuovo indicatore facoltativo ma comune a tutti gli Stati membri, che potrà essere applicato ad ogni tipologia di edificio presente sul territorio nazionale. Si tratta dello Smart Readiness Indicator (SRI) e permetterà di valutare il livello di predisposizione e la capacità degli edifici a utilizzare tecnologie intelligenti per adattare il loro funzionamento alle abitudini e alle esigenze di chi li abita.
Nello specifico, si sofferma su alcuni aspetti fondamentali:
- Il comfort: grazie alla tecnologia è possibile controllare e cambiare in maniera del tutto automatica le prestazioni dell’edificio a seconda delle abitudini di chi lo abita. L’obiettivo è quello di valutare la capacità di garantire un comfort abitativo interno ideale senza che vengano compromessi i consumi dell’edificio;
- L’efficienza energetica: con lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni abbiamo ormi la capacità di gestire in maniera automatizzata gli impianti di un edificio mirando al contenimento dei consumi. L’obiettivo, quindi, è quello di monitorare in maniera costante il sistema impianto invogliando l’utilizzo di energia prodotta dalle fonti rinnovabili;
- La flessibilità: le necessità e le abitudini non sono costanti nel tempo e non possono essere le stesse per tutti gli abitanti di un edificio. Attraverso l’utilizzo della tecnologia, quindi è possibile valutare la capacità di un edificio di adoperare la quantità di energia consumata a seconda delle reali esigente delle persone che lo abitano;
- L’interoperabilità: A seconda degli output che arrivano dall’interno o dall’esterno è possibile gestire in modo intelligente tutti gli impianti dell’edificio. Grazie all’utilizzo di sistemi avanzati gli edifici avranno la possibilità di modificare il funzionamento degli impianti in maniera del tutto automatica a seconda delle condizioni esterne e interne.
Il Passaporto di Ristrutturazione
Entro il 29 maggio 2026, gli stati membri dovranno introdurre il Passaporto di Ristrutturazione degli edifici.
Si tratta di uno strumento, messo a disposizione dei cittadini, che permetterà di individuare in modo chiaro e preciso il percorso delle ristrutturazioni da effettuare su ogni specifico edificio, così da migliorarne sensibilmente le prestazioni energetiche. Infatti, l’obiettivo è quello di individuare un percorso di interventi che secondo un numero massimo di fasi lo porteranno alla condizione di edificio a zero emissioni entro il 2050.
La direttiva permette di far scegliere in maniera del tutto volontaria al cittadino se intende utilizzare questo strumento, ma ogni singolo stato membro avrà la possibilità di renderlo obbligatorio.
Mobilità sostenibile
Grazie alla direttiva EPBD IV, gli edifici non sono più visti come entità isolate, ma come parte di un ecosistema integrato che promuove l’uso di energie rinnovabili e riduce le emissioni di gas serra anche attraverso il supporto alla mobilità.
Nello specifico, negli edifici non residenziali di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazioni importanti e con più di cinque posti auto sarà necessario garantire:
- l’installazione di almeno un punto di ricarica per ogni cinque posti auto;
- la predisposizione per almeno il 50% dei restanti posti auto così da consentire, in un secondo momento, l’installazione dei punti di ricarica per veicoli elettrici, cicli assistiti elettricamente e altri tipi di veicoli di categoria L;
- spazi per il parcheggio delle biciclette (almeno il 15% della capacità media di utenti o il 10% della capacità totale degli utenti), considerando anche le biciclette più grandi rispetto a quelle dalle dimensioni standard;
Dal 1° gennaio 2027, tutti gli edifici non residenziali con più di 20 posti auto devono garantire:
- l’installazione di almeno un punto di ricarica ogni dieci posti auto;
- la predisposizione per almeno il 50% dei restanti posti auto così da consentire, in un secondo momento, l’installazione dei punti di ricarica per veicoli elettrici;
- spazi per il parcheggio delle biciclette (almeno il 15% della capacità media di utenti o il 10% della capacità totale degli utenti), considerando anche le biciclette più grandi rispetto a quelle dalle dimensioni standard;
Entro il 1° gennaio 2033, per tutti gli edifici di proprietà pubblica o occupati da enti pubblici, dovranno prevedere la predisposizione per almeno il 50% dei posti auto per consentire, in un secondo momento, l’installazione dei punti di ricarica per veicoli elettrici.
Per quanto riguarda gli edifici residenziali di nuova costruzione o sottoposti a ristrutturazioni importanti e con più di tre posti auto sarà necessario garantire:
- la predisposizione per almeno il 50% dei restanti posti auto per consentire, in un secondo momento, l’installazione dei punti di ricarica per veicoli elettrici, cicli assistiti elettricamente e altri tipi di veicoli di categoria L;
- l’installazione di almeno un punto di ricarica per i nuovi edifici residenziali;
- almeno due spazi per il parcheggio delle biciclette per ogni unità abitativa;

Attenzione alle deroghe
L’unione Europea ha anche previsto la deroga per alcune tipologie di edificio:
- edifici vincolati e protetti;
- immobili storici;
- edifici temporanei;
- chiese;
- abitazioni indipendenti con superficie < 50 m2;
- case vacanza, ovvero le seconde case occupate per meno di 4 mesi all’anno;
- prevista anche la possibilità di esentare l’edilizia sociale pubblica, qualora i lavori di riqualificazione farebbero aumentare gli affitti in modo sproporzionato, rispetto al risparmio conseguibili nelle bollette energetiche.
Il caso italiano
Grazie ad un’interessante analisi realizzata dall’ENEA sul parco immobiliare italiano e di cui ne hanno riportato i dati nella pubblicazione “La consistenza del parco immobiliare nazionale”, è possibile delineare quali potrebbero essere gli scenari in seguito all’applicazione della Direttiva EPBD IV in Italia.
Prendendo come riferimento il censimento ISTAT del 2011, in Italia sono presenti 12.187.698 edifici ad uso residenziale. A questi si aggiungono 1.576.159 edifici o complessi di edifici a uso non residenziale per un totale di 13.763.85. Includendo anche i fabbricati inutilizzati, il totale degli edifici o complessi di edifici ammonta a 14.515.795.
Per risalire allo stato del parco immobiliare al 2021 occorre prendere in considerazione i dati relativi alle nuove costruzioni pubblicati annualmente dall’ISTAT. Tra il 2011 e il 2021 sono stati realizzati 210.835 nuovi fabbricati residenziali e 99.420 nuovi fabbricati non residenziali. Di conseguenza, il totale degli edifici residenziali al 2021 risulta pertanto essere 12.398.533 e il totale degli edifici o complessi di edifici non residenziali ammonta a 1.675.579 (quasi il 12% del totale), per un totale di 14.074.112 di edifici o complessi esistenti utilizzati.
Concentrandosi ai soli edifici residenziali, che costituiscono la maggioranza degli edifici presenti sul territorio nazionale, oltre il 60% ha più di 45 anni. Non a caso, secondo i dati del database SIAPE, il 35,2% degli immobili residenziali appartiene alla classe energetica G, mentre il 24,5% ricade nella classe F.
Dai numeri riportati dallo studio dell’Enea, risulta evidente che nei prossimi anni sarà necessario intervenire su un gran numero di edifici esistenti, migliorandone le prestazioni energetiche al fine di soddisfare gli obiettivi della Direttiva EPBD IV. Nello specifico, gli edifici a destinazione residenziale saranno quelli più interessati dalle nuove misure. Sarà importante, quindi, che il governo metta in atto un piano di intervento ben strutturato e che preveda un sistema di incentivazione in grado di aiutare i cittadini ad affrontare le spese necessarie per migliorare le prestazioni energetiche delle proprie abitazioni.
Conclusioni
La Direttiva EPBD IV prevede per gli Stati membri degli obiettivi importanti sul fronte energetico, ma analizzando il parco immobiliare europeo ed italiano è evidente quanto sia importante intraprendere un percorso graduale per migliorare le prestazioni energetiche del settore immobiliare.
Il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 40% delle emissioni di anidride carbonica (CO₂) in Europa. Di questa percentuale, le emissioni dirette – quelle derivanti dall’uso di energia per il riscaldamento, raffrescamento degli edifici e la generazione di acqua calda sanitaria – rappresentano circa il 12% delle emissioni totali dell’Unione Europea. L’obiettivo della EPBD IV è quello di ridurre in maniera graduale queste percentuali raggiungendo i proposti di decarbonizzazione dell’Europa entro il 2050.
Intervenire sugli edifici esistenti prediligendo delle tecnologie sostenibili e rinnovabili è ormai un aspetto fondamentale. Se devi ristrutturare e vuoi sapere quali possono essere le soluzioni più adatte al tuo caso, contattami!


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